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Arca

Yak selvatico

Bos mutus

Stato di conservazione IUCN: Vulnerabile· VU
Yak selvatico (Bos mutus)
Fotografia da Wikimedia Commons · Voce Wikipedia (it)

Da dove viene il nome

Yak è il tibetano g.yag, che però in origine indica solo il maschio: la femmina è dri, e in tibetano chiedere del «latte di yak» è una piccola assurdità linguistica che gli occidentali ripetono ovunque. L’epiteto latino mutus, «muto», distingue la forma selvatica da quella domestica, Bos grunniens, «il bue che grugnisce»: l’animale addomesticato è rumoroso, quello selvatico quasi silenzioso.

Scheda

Gruppo
Mammiferi · Mammalia
Ordine
Artiodattili
Habitat
Altopiani d’alta quota, steppa alpina fra i 4.000 e i 6.000 metri
Areale
Altopiano tibetano: Cina occidentale e India settentrionale
Dimensioni
250–330 cm di lunghezza, 500–1.200 kg
Dieta
Erbivoro — erbe dure, licheni, muschi d’alta quota
Longevità
20–25 anni

Caratteristiche

  • 01

    Il sangue trasporta ossigeno con un’efficienza doppia rispetto a quello dei bovini di pianura.

  • 02

    Il mantello ha un sottopelo così fitto che l’animale sopporta i −40 °C, ma soffre già sopra i 15.

  • 03

    Non ha ghiandole sudoripare sviluppate: elimina il calore quasi solo con la respirazione.

Particolarità

Senza di lui l’altopiano tibetano sarebbe rimasto disabitato. Lo yak domestico — discendente di questo animale — fornisce latte, carne, lana, cuoio, trasporto e, con lo sterco essiccato, l’unico combustibile disponibile dove non cresce un albero: in un ambiente che non offre legna, un erbivoro diventa la fonte di calore. Le popolazioni selvatiche, intanto, si sono ridotte a poche migliaia di capi, minacciate anche dall’incrocio con le mandrie addomesticate che discendono da loro.

Prossima specie

Saiga

Saiga tatarica