Yak selvatico
Bos mutus

— Da dove viene il nome
Yak è il tibetano g.yag, che però in origine indica solo il maschio: la femmina è dri, e in tibetano chiedere del «latte di yak» è una piccola assurdità linguistica che gli occidentali ripetono ovunque. L’epiteto latino mutus, «muto», distingue la forma selvatica da quella domestica, Bos grunniens, «il bue che grugnisce»: l’animale addomesticato è rumoroso, quello selvatico quasi silenzioso.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Artiodattili
- Habitat
- Altopiani d’alta quota, steppa alpina fra i 4.000 e i 6.000 metri
- Areale
- Altopiano tibetano: Cina occidentale e India settentrionale
- Dimensioni
- 250–330 cm di lunghezza, 500–1.200 kg
- Dieta
- Erbivoro — erbe dure, licheni, muschi d’alta quota
- Longevità
- 20–25 anni
— Caratteristiche
- 01
Il sangue trasporta ossigeno con un’efficienza doppia rispetto a quello dei bovini di pianura.
- 02
Il mantello ha un sottopelo così fitto che l’animale sopporta i −40 °C, ma soffre già sopra i 15.
- 03
Non ha ghiandole sudoripare sviluppate: elimina il calore quasi solo con la respirazione.
— Particolarità
Senza di lui l’altopiano tibetano sarebbe rimasto disabitato. Lo yak domestico — discendente di questo animale — fornisce latte, carne, lana, cuoio, trasporto e, con lo sterco essiccato, l’unico combustibile disponibile dove non cresce un albero: in un ambiente che non offre legna, un erbivoro diventa la fonte di calore. Le popolazioni selvatiche, intanto, si sono ridotte a poche migliaia di capi, minacciate anche dall’incrocio con le mandrie addomesticate che discendono da loro.

