Uistitì comune
Callithrix jacchus

— Da dove viene il nome
Callithrix è greco elegante: kallos, «bellezza», e thríx, «pelo» — il bel pelo, per i ciuffi bianchi che incorniciano le orecchie. Jacchus è invece un epiteto di Bacco nei misteri eleusini, uno di quei nomi mitologici che Linneo distribuiva senza troppa spiegazione. Uistitì è onomatopeico e viene dal tupi del Brasile: riproduce il richiamo acuto e ripetuto dell’animale.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Primati
- Habitat
- Foreste secche della caatinga, macchia costiera, parchi urbani
- Areale
- Brasile nordorientale; introdotto a Rio de Janeiro e in altre città
- Dimensioni
- 18–22 cm di lunghezza più 30 di coda, 300–400 g
- Dieta
- Onnivoro — gomma degli alberi, insetti, frutti, piccoli vertebrati
- Longevità
- 12–16 anni
— Caratteristiche
- 01
Ha incisivi a scalpello con cui incide la corteccia per far colare la gomma di cui si nutre.
- 02
Partorisce quasi sempre gemelli, e il padre e i figli maggiori li portano in spalla quasi sempre.
- 03
Ha artigli al posto delle unghie su quasi tutte le dita, per aggrapparsi ai tronchi verticali.
— Particolarità
I gemelli si scambiano cellule staminali nell’utero attraverso una placenta condivisa, e nascono chimere: ogni individuo porta nel sangue e in altri tessuti cellule geneticamente del fratello. Ne consegue una stranezza — un uistitì può trasmettere ai propri figli il patrimonio genetico del gemello anziché il proprio. Nelle cure parentali, dove tutti allevano tutti, questo rende la contabilità della parentela così intricata da aver costretto i biologi a riscrivere i modelli sull’altruismo in questa famiglia di primati.

