Uccello del paradiso maggiore
Paradisaea apoda

— Da dove viene il nome
Paradisaea rimanda al paradiso, il luogo celeste dove si credeva vivessero questi uccelli senza mai posarsi a terra. L'epiteto apoda, dal greco a- privativo e poús, podós "piede", significa letteralmente "senza piedi": i primi esemplari giunti in Europa nel Cinquecento erano pelli essiccate dai mercanti malesi, che ne recidevano zampe e ali. Convinti che l'animale non toccasse mai il suolo, i naturalisti immaginarono creature perennemente in volo, nutrite dalla sola rugiada. Linneo ne fissò l'errore per sempre nel nome scientifico.
— Scheda
- Gruppo
- Uccelli · Aves
- Ordine
- Passeriformi
- Habitat
- Foresta pluviale tropicale di pianura e collina.
- Areale
- Nuova Guinea sudorientale e isole Aru, introdotto sull'isola di Little Tobago.
- Dimensioni
- 43 cm il corpo, fino a 100 cm nel maschio con le penne ornamentali; 170–300 g
- Dieta
- Onnivoro — frutti, bacche e artropodi
- Longevità
- Poco nota in natura, fino a circa 30 anni in cattività
— Caratteristiche
- 01
Solo il maschio adulto sfoggia il celebre pennacchio di lunghe penne fianchi giallo-arancio.
- 02
Gli individui si radunano in "lek", alberi tradizionali dove i maschi competono con esibizioni collettive.
- 03
La femmina, bruna e senza ornamenti, sceglie il compagno valutandone posa, colore e vigore.
— Particolarità
La corte del maschio è un rovesciamento acrobatico: appeso a testa in giù dal ramo, distende le penne ornamentali in una cascata che nasconde il corpo, trasformandosi in un fiore di piume vibranti. Per generazioni gli europei conobbero questa specie solo attraverso pelli mutilate, e l'assenza delle zampe alimentò il mito di un uccello che nasceva, viveva e moriva senza mai lasciare il cielo. Fu solo l'osservazione diretta nella foresta a restituirgli i piedi che la scienza gli aveva tolto.

