Procione
Procyon lotor

— Da dove viene il nome
Procyon unisce il greco pró, “prima”, e kýon, “cane”: lo stesso nome della stella che sorge poco prima di Sirio, nel Cane Minore. Il genere fu istituito nel 1780 da Gottlieb Storr, con un riferimento incerto fra la somiglianza canina dell’animale e l’astro omonimo. L’epiteto lotor, “lavatore”, è invece di Linneo, che aveva notato l’abitudine di immergere il cibo nell’acqua prima di mangiarlo. Il nome italiano ricalca il genere, mentre quello popolare “orsetto lavatore” traduce fedelmente l’epiteto.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Carnivori
- Habitat
- Boschi decidui e ripariali, spesso vicino all’acqua e alle città
- Areale
- Nordamerica, dal Canada meridionale a Panama; introdotto in Europa centrale, Caucaso e Giappone
- Dimensioni
- 40–70 cm di corpo più 20–40 cm di coda, 4–12 kg
- Dieta
- Onnivoro — frutti, ghiande, gamberi di fiume, anfibi, uova e rifiuti urbani
- Longevità
- 2–3 anni in natura, fino a 20 in cattività
— Caratteristiche
- 01
La coda porta da cinque a otto anelli scuri e il muso una maschera nera bordata di chiaro.
- 02
Le zampe anteriori hanno cinque dita mobili e prive di pollice opponibile, ma sufficienti ad aprire chiusure, coperchi e maniglie.
- 03
Introdotto in Europa negli anni Trenta del Novecento, in alcune città tedesche supera i cento individui per chilometro quadrato.
- 04
D’inverno entra in torpore per settimane, senza però andare in vero letargo.
— Particolarità
Il nome lotor promette un lavaggio che in natura non avviene quasi mai: i procioni selvatici non puliscono il cibo, lo cercano tastando fra i sassi delle rive. L’immersione osservata negli animali captivi sembra piuttosto un rituale di manipolazione a vuoto, ereditato da quella ricerca tattile. L’acqua, in più, ammorbidisce lo strato corneo dei palmi e ne aumenta la sensibilità. Nella corteccia cerebrale del procione la porzione dedicata alle zampe anteriori è enorme, e occupa una quota della regione sensoriale che nessun altro carnivoro raggiunge. È un animale che, letteralmente, guarda con le mani.

