Processionaria del pino
Thaumetopoea pityocampa

— Da dove viene il nome
Thaumetopoea significa «che compie un prodigio», da thaûma, la meraviglia, e poiéō, fare: il prodigio è la fila indiana in cui i bruchi scendono dall’albero, ciascuno col capo attaccato alla coda di chi lo precede. Pityocampa è invece una parola greca antica, pityokámpē, «bruco del pino», che Dioscoride usava già nel I secolo parlando di un bruco velenoso: il nome scientifico ha duemila anni.
— Scheda
- Gruppo
- Insetti · Insecta
- Ordine
- Lepidotteri
- Habitat
- Pinete e cedri; nidi di seta bianca sulle punte dei rami
- Areale
- Bacino del Mediterraneo, in espansione verso nord
- Dimensioni
- Adulto 3–4 cm di apertura alare; bruco 4 cm
- Dieta
- Aghi di pino e di cedro
- Longevità
- Un anno; la falena adulta vive uno o due giorni
— Caratteristiche
- 01
I bruchi scendono a terra in fila indiana, in colonne di decine.
- 02
Sono coperti di peli urticanti che si staccano e volano nell’aria.
- 03
Il nido di seta bianca resta visibile sulle pinete tutto l’inverno.
— Particolarità
La processione ha un capofila, ed è sempre una femmina: il resto della colonna segue il filo di seta e la traccia chimica lasciata da chi precede, senza vedere dove va. Il naturalista Jean-Henri Fabre provò a chiudere il cerchio disponendo i bruchi lungo il bordo di un vaso, dove il primo si ritrovò dietro l’ultimo: girarono in tondo per una settimana. I peli urticanti non hanno bisogno del contatto — si staccano, restano nell’aria e nel terreno per anni, e provocano reazioni gravi nei cani, che annusano al livello giusto. La specie sta salendo di latitudine e di quota con gli inverni miti, ed è uno degli indicatori più netti del riscaldamento in Europa.

