Mosco siberiano
Moschus moschiferus

— Da dove viene il nome
Qui il nome dell’animale ha generato una parola che usiamo tutti i giorni. Moschus viene dal greco móschos, dal persiano mušk, dal sanscrito muṣká, che significa «testicolo»: la sacca odorosa del maschio somiglia a uno scroto. Da quella radice discendono muschio come profumo, la noce moscata, l’uva moscato e il vino omonimo. Ogni volta che diciamo «moscato» stiamo nominando, senza saperlo, la ghiandola di un cervo siberiano.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Artiodattili
- Habitat
- Foresta di conifere di montagna con sottobosco fitto, taiga
- Areale
- Siberia meridionale, Mongolia, Cina nordorientale, Corea
- Dimensioni
- 86–100 cm di corpo, 11–18 kg
- Dieta
- Erbivoro — licheni soprattutto, poi aghi, foglie, germogli
- Longevità
- 10–14 anni
— Caratteristiche
- 01
Non ha palchi: il maschio ha invece due canini che sporgono fino a dieci centimetri.
- 02
Non è un cervo vero e proprio: appartiene a una famiglia a sé, i Moschidae.
- 03
Le zampe posteriori sono molto più lunghe delle anteriori e lo fanno saltare come una lepre.
— Particolarità
Un chilo del secreto della sua ghiandola è valso, in certi anni, più di un chilo d’oro, e per ottenerlo bisogna uccidere il maschio: servono i grani essiccati di quaranta o cinquanta animali. La profumeria ne ha consumati a milioni per secoli, finché la chimica non ha imparato a sintetizzare le molecole del muschio — il muscone si produce in laboratorio dagli anni Trenta, e oggi nessun profumo industriale usa più quello vero. Il bracconaggio però non si è fermato: il valore è passato dalla profumeria alla medicina tradizionale.

