Hutia di Cuba
Capromys pilorides

— Da dove viene il nome
Capromys è «topo cinghiale», da kápros e mŷs, per la mole e il grugno. Hutía è invece una parola taíno, la lingua dei primi abitanti delle Antille, registrata dai cronisti spagnoli nel Cinquecento insieme a barbecue, uragano e canoa: uno dei pochissimi vocaboli di quel popolo, sterminato in due generazioni, che siano arrivati fino a noi.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Roditori
- Habitat
- Foreste, mangrovie, boscaglie costiere, terreni carsici
- Areale
- Cuba e isolotti circostanti
- Dimensioni
- 30–50 cm, coda 15–30 cm, 3–7 kg
- Dieta
- Foglie, cortecce, frutti, lucertole e granchi occasionali
- Longevità
- 11 anni
— Caratteristiche
- 01
Si arrampica sugli alberi e sulle mangrovie con l’aiuto della coda semiprensile.
- 02
È attiva di giorno, cosa insolita per un roditore cacciato dall’uomo.
- 03
Digerisce le foglie in uno stomaco complesso, quasi da ruminante.
— Particolarità
È l’unica sopravvissuta abbondante di una fauna che le Antille hanno quasi interamente perduto. Prima dell’arrivo dell’uomo i Caraibi ospitavano bradipi terricoli, scimmie, roditori giganti e decine di specie di hutie: quasi tutte si sono estinte fra l’arrivo dei Taíno e quello degli europei con i loro ratti e le loro manguste. Questa specie resiste, e la sua storia recente è stata anche politica — negli anni del periodo speciale, dopo il 1991, la caccia per fame ne ridusse le popolazioni vicino alle città.

