Gundi
Ctenodactylus gundi

— Da dove viene il nome
Ctenodactylus è «dito a pettine», da kteís, il pettine, e dáktylos: sulle dita posteriori porta file di setole rigide con cui si spazzola la sabbia dal pelo. Gundi è il nome dell’animale nell’arabo del Maghreb, raccolto dai viaggiatori europei in Libia. Vive sugli affioramenti rocciosi del Sahara settentrionale.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Roditori
- Habitat
- Affioramenti rocciosi e falesie desertiche
- Areale
- Marocco, Algeria, Tunisia, Libia
- Dimensioni
- 16–20 cm, coda 1–2 cm, 170–200 g
- Dieta
- Foglie, steli, semi, fiori del deserto
- Longevità
- 4 anni
— Caratteristiche
- 01
Non beve mai: ricava l’acqua dalle piante e si idrata leccando la rugiada.
- 02
Prende il sole al mattino sulle rocce e si ritira nelle fessure nelle ore calde.
- 03
Comunica con fischi e trilli che rimbombano fra le pareti di pietra.
— Particolarità
Dà il nome a uno dei parassiti più diffusi del mondo, e con un errore di ortografia dentro. Nel 1908, all’Istituto Pasteur di Tunisi, Charles Nicolle stava studiando la leishmaniosi su gundi importati dal sud tunisino quando notò nella loro milza un protozoo sconosciuto: lo chiamò Toxoplasma gondii, trascrivendo male il nome dell’animale. Da allora il parassita che infetta un terzo dell’umanità porta ufficialmente il nome storpiato di un roditore sahariano che quasi nessuno ha mai visto.

