Grande kudu
Tragelaphus strepsiceros

— Da dove viene il nome
Tragelaphus è una creatura della zoologia antica: trágos, “capro”, ed élaphos, “cervo”, un ibrido favoloso che i greci citavano fra gli animali immaginari e che i naturalisti moderni hanno riesumato per un gruppo di antilopi striate. L'epiteto strepsíceros aggiunge stréphō, “torcere”, e ancora kéras: “corna attorcigliate”. Il nome kudu è entrato nelle lingue europee attraverso l'afrikaans koedoe, che a sua volta lo aveva raccolto da una lingua khoisan dell'Africa australe. Un animale mitologico, dunque, battezzato due volte per le sue spire.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Artiodattili
- Habitat
- Boscaglia spinosa e savana alberata, spesso su terreni accidentati e collinari
- Areale
- Africa orientale e australe, dal Ciad e dall'Etiopia fino al Sudafrica
- Dimensioni
- 120–150 cm al garrese, 120–270 kg; corna fino a 180 cm misurate lungo la spirale
- Dieta
- Erbivoro brucatore — foglie, germogli, baccelli di acacia, tuberi e frutti caduti
- Longevità
- 7–8 anni in natura, fino a oltre 20 in cattività
— Caratteristiche
- 01
Le corna dei maschi compiono due giri e mezzo di spirale e sono le più lunghe fra tutte le antilopi.
- 02
Il fianco porta da sei a dieci strisce bianche verticali che spezzano il profilo nella boscaglia.
- 03
Malgrado la mole, supera con un solo balzo recinzioni di oltre due metri.
— Particolarità
Fra il 1977 e il 1985 la Namibia vide morire decine di migliaia di grandi kudu per rabbia, un'epidemia senza precedenti in un erbivoro. La malattia si trasmette di norma con il morso di un carnivoro, ma i kudu colpiti erano troppi e troppo dispersi perché sciacalli o volpi bastassero a spiegarli. L'ipotesi rimasta più solida è che il virus passasse di bocca in bocca durante la toelettatura reciproca e sui rami spinosi delle acacie condivise, attraverso le lesioni che le spine aprono nelle mucose. Un'antilope aveva trasformato una malattia dei predatori in un contagio fra pacifici brucatori.

