Gofero di Botta
Thomomys bottae

— Da dove viene il nome
Thomomys è «topo dei mucchi», dal greco thōmós, il cumulo: i coni di terra smossa che segnano il passaggio delle sue gallerie. L’epiteto ricorda Paul-Émile Botta, medico di bordo e naturalista che raccolse esemplari in California e che qualche anno dopo, come console di Francia a Mosul, avrebbe scavato Khorsabad e riportato alla luce il palazzo di Sargon II. Il gofero e i tori alati assiri portano lo stesso nome.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Roditori
- Habitat
- Terreni sciolti e profondi: prati, deserti, giardini, frutteti
- Areale
- Ovest degli Stati Uniti e Messico settentrionale
- Dimensioni
- 12–30 cm compresa la coda, 70–250 g
- Dieta
- Radici, tuberi, bulbi, steli tirati dentro la galleria dal basso
- Longevità
- 3 anni in natura
— Caratteristiche
- 01
Ha tasche guanciali rivestite di pelo che si aprono all’esterno della bocca.
- 02
Le labbra si chiudono dietro gli incisivi, così può scavare coi denti senza ingoiare terra.
- 03
Vive da solo: due goferi adulti nello stesso tunnel finiscono per combattersi.
— Particolarità
Il fatto che ogni individuo viva isolato nel proprio sistema di gallerie ne ha fatto una fabbrica di sottospecie: ne sono state descritte quasi duecento, più che per qualunque altro mammifero, perché popolazioni separate da un fiume o da una lingua di roccia smettono di scambiarsi geni quasi subito. Per i tassonomisti è un incubo e per gli evoluzionisti un laboratorio: la speciazione osservata mentre sta accadendo, in un animale che non attraversa mai la strada.

