Ghiro quercino
Eliomys quercinus

— Da dove viene il nome
Eliomys viene da eleiós, il nome che i Greci davano al ghiro, più mŷs. Quercinus, «delle querce», indica il bosco dove lo si trovava più spesso. In italiano lo si chiama anche topo quercino, e la maschera nera che gli attraversa gli occhi fino alle orecchie lo rende il più riconoscibile dei nostri gliridi.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Roditori
- Habitat
- Boschi di latifoglie, frutteti, muretti a secco, baite e fienili
- Areale
- Europa occidentale e meridionale; in forte contrazione a nord e a est
- Dimensioni
- 10–17 cm di corpo, coda 9–12 cm, 45–120 g
- Dieta
- Insetti, frutti, semi, uova, piccoli vertebrati
- Longevità
- 5 anni
— Caratteristiche
- 01
È il più carnivoro dei ghiri: mangia coleotteri, lucertole e nidiacei.
- 02
La coda termina in un pennello bianco e nero che può perdere se afferrata.
- 03
In letargo da ottobre ad aprile, spesso dentro le case di montagna.
— Particolarità
Ha perso più della metà del suo areale europeo in cinquant’anni e nessuno sa esattamente perché. È sparito dalla Lituania, dalla Finlandia, da larghe parti della Germania e della Polonia orientale mentre nella penisola iberica resta comune; le ipotesi vanno dai cambiamenti nella gestione forestale all’aumento delle temperature invernali, che accorciano il letargo e bruciano riserve di grasso. È il caso più imbarazzante della mammalogia europea: una specie che scompare a occhio in un continente pieno di ricercatori, senza una causa dimostrata.

