Ghiro
Glis glis

— Da dove viene il nome
Glis, glīris è il latino esatto, e da lì viene il nostro ghiro. I romani lo conoscevano bene perché lo mangiavano: lo ingrassavano dentro il glirarium, un vaso di terracotta con scanalature interne dove l’animale si muoveva al buio senza consumare energia. L’inglese dormouse ha invece la radice del sonno, dal francese dormir — la stessa immagine che ci ha lasciato «dormire come un ghiro».
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Roditori
- Habitat
- Boschi maturi di latifoglie, soprattutto faggete e querceti con alberi cavi
- Areale
- Europa, dalla Spagna settentrionale al Caucaso; comune in tutta la penisola italiana
- Dimensioni
- 13–19 cm di lunghezza più 11–13 di coda, 70–180 g
- Dieta
- Erbivoro — faggiole, ghiande, nocciole, frutti, gemme
- Longevità
- 9 anni, eccezionale per un roditore di questa taglia
— Caratteristiche
- 01
Va in letargo vero per sette mesi l’anno, il più lungo fra i mammiferi europei.
- 02
Se afferrato per la coda ne perde la pelle, che poi si necrotizza e cade: una via di fuga a senso unico.
- 03
È strettamente notturno e arboricolo, e scende a terra quasi solo per raggiungere il rifugio invernale.
— Particolarità
Nelle annate in cui il faggio non produce semi, il ghiro semplicemente non si riproduce: salta l’intera stagione e torna a dormire. Il faggio, dal canto suo, fruttifica in modo sincronizzato e imprevedibile — anni di nulla seguiti da un anno di abbondanza — proprio per affamare i suoi predatori e poi sommergerli di semi che non riusciranno a mangiare tutti. La longevità straordinaria del ghiro è la risposta a quella strategia: per aspettare l’anno buono bisogna vivere abbastanza a lungo da vederlo arrivare.

