Foca monaca del Mediterraneo
Monachus monachus

— Da dove viene il nome
Dal greco monachós, «solitario», la stessa parola che ha dato monaco: nome scelto due volte, nel genere e nella specie, come se il naturalista volesse insistere. Le spiegazioni tramandate sono due e non si escludono: le pieghe di pelle dietro il capo che ricordano un cappuccio calato, e l’abitudine a vivere appartata, lontana dalle colonie chiassose delle altre foche. Omero la chiamava già phṓkē e la faceva pascolare da Proteo sulle spiagge del Nilo.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Carnivori
- Habitat
- Grotte marine con ingresso sommerso, coste rocciose isolate
- Areale
- Mediterraneo orientale, Mar Egeo, coste della Mauritania e Madeira; in Italia avvistamenti sporadici e in aumento
- Dimensioni
- 240–280 cm di lunghezza, 250–300 kg
- Dieta
- Carnivoro — polpi, cefalopodi, pesci
- Longevità
- 20–25 anni
— Caratteristiche
- 01
Partorisce dentro grotte marine cui si accede solo nuotando sott’acqua, unica strategia rimasta contro il disturbo umano.
- 02
Un singolo piccolo per parto, ogni due anni: fra i tassi riproduttivi più lenti di tutti i carnivori.
- 03
La popolazione mondiale è stimata attorno ai settecento individui, contro i circa cinquecento del 2015.
— Particolarità
Un tempo prendeva il sole sulle spiagge aperte, come fanno ancora le foche del nord. Non è biologia, è memoria: la scelta di partorire in grotte buie e scomode è un comportamento appreso in duemila anni di caccia e di frequentazione umana delle coste. Le foche che stavano allo scoperto sono state uccise, quelle che si nascondevano hanno lasciato figli. È uno dei pochi casi in cui possiamo osservare un intero comportamento di specie riscritto dalla nostra presenza, e leggerlo come una cicatrice.

