Facocero
Phacochoerus africanus

— Da dove viene il nome
Phacochoerus è una descrizione travestita da nome: il greco phakós, “verruca” (propriamente la lenticchia, e per somiglianza il porro cutaneo), unito a choîros, “maiale”. Le protuberanze carnose ai lati del muso non sono difetti ma paraurti, cuscinetti che nei duelli fra maschi proteggono gli occhi dalle zanne dell'avversario. L'italiano “facocero” è la traslitterazione diretta di quel grecismo, mentre l'inglese warthog ne è la traduzione letterale: entrambe le lingue hanno guardato lo stesso animale e visto per prima cosa le sue verruche.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Artiodattili
- Habitat
- Savana aperta, praterie e boscaglia rada, evitando la foresta chiusa
- Areale
- Africa subsahariana, dal Sahel al Sudafrica, con ampie lacune nelle aree forestali
- Dimensioni
- 90–150 cm di lunghezza, 63–85 cm al garrese, 45–150 kg
- Dieta
- Onnivoro — erba corta, rizomi e bulbi dissotterrati, frutti, invertebrati e occasionali carogne
- Longevità
- 12–15 anni in natura, fino a 18 in cattività
— Caratteristiche
- 01
Bruca inginocchiato sui carpi, protetti da callosità spesse che compaiono già nei piccoli.
- 02
Dorme nelle tane abbandonate degli oritteropi e vi entra a marcia indietro, tenendo le zanne verso l'ingresso.
- 03
Corre con la coda dritta in verticale, un segnale visivo che tiene unita la famiglia nell'erba alta.
— Particolarità
Nel Parco Nazionale Queen Elizabeth, in Uganda, i facoceri si sdraiano e restano immobili mentre gruppi di manguste striate salgono loro addosso a spulciare zecche fra le setole e le pieghe della pelle. Sono gli stessi facoceri a sollecitare la seduta, avvicinandosi alle colonie di manguste e assumendo la posa di invito. Il rapporto è del tutto volontario da entrambe le parti: le manguste guadagnano un pasto, i suidi perdono i parassiti. È una delle pochissime associazioni di pulizia documentate fra due mammiferi selvatici, ed è nata senza che nessuno la insegnasse a nessuno.

