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Arca

Ermellino

Mustela erminea

Stato di conservazione IUCN: Rischio minimo· LC
Ermellino (Mustela erminea)
Fotografia da Wikimedia Commons · Voce Wikipedia (it)

Da dove viene il nome

Mustela è il vecchio nome latino della donnola, di etimologia discussa e forse legato a mus, “topo”. L’epiteto erminea risale al latino medievale (mus) armenius, “topo d’Armenia”: la pelliccia bianca invernale arrivava in Europa lungo le rotte orientali e le si attribuiva quella provenienza, benché l’animale sia diffusissimo alle latitudini nordiche. Un’ipotesi alternativa la fa derivare dall’antico alto tedesco harmo, “donnola”. In italiano “ermellino” indica insieme la bestia e la sua pelle: un nome nato più nelle botteghe dei pellicciai che nei boschi.

Scheda

Gruppo
Mammiferi · Mammalia
Ordine
Carnivori
Habitat
Boschi, praterie, brughiere e tundra, fino alle quote alpine
Areale
Eurasia settentrionale e temperata, dall’Irlanda alla Siberia e al Giappone, con propaggini nell’estremo Nordamerica; introdotto in Nuova Zelanda
Dimensioni
17–33 cm di corpo più 4–12 cm di coda, 100–445 g
Dieta
Carnivoro — arvicole, topi, giovani conigli, uova e nidiacei
Longevità
1–2 anni in natura, fino a 7 in cattività

Caratteristiche

  • 01

    In autunno muta in bianco totale, tranne la punta della coda che resta nera in ogni stagione.

  • 02

    Uccide prede fino a cinque volte il proprio peso con un morso preciso alla nuca.

  • 03

    Pratica la diapausa embrionale: l’impianto è rinviato di mesi e i piccoli nascono quasi un anno dopo l’accoppiamento.

  • 04

    Le femmine possono essere fecondate nel nido, ancora cieche e lattanti, da maschi adulti.

Particolarità

La punta nera della coda, unica macchia in un mantello altrimenti immacolato, è probabilmente un’esca: falchi e gufi in picchiata mirano al contrasto e mancano il corpo di alcuni centimetri. Ma è proprio quel dettaglio ad avere fatto la fortuna simbolica dell’animale, perché le pelli venivano cucite in modo da punteggiare di nero il bianco dei manti regali, disegno che l’araldica ha poi codificato. Da lì nacque la leggenda che l’ermellino preferisca farsi catturare piuttosto che attraversare il fango e sporcarsi, riassunta nel motto malo mori quam foedari, “piuttosto morire che essere macchiato”. Divenne emblema di purezza per ordini cavallereschi, per i duchi di Bretagna e, nel ritratto di Cecilia Gallerani, per Ludovico il Moro. Un piccolo carnivoro capace di svuotare un nido di conigli è così diventato l’immagine dell’innocenza.

Prossima specie

Tasso del miele

Mellivora capensis