Ermellino
Mustela erminea

— Da dove viene il nome
Mustela è il vecchio nome latino della donnola, di etimologia discussa e forse legato a mus, “topo”. L’epiteto erminea risale al latino medievale (mus) armenius, “topo d’Armenia”: la pelliccia bianca invernale arrivava in Europa lungo le rotte orientali e le si attribuiva quella provenienza, benché l’animale sia diffusissimo alle latitudini nordiche. Un’ipotesi alternativa la fa derivare dall’antico alto tedesco harmo, “donnola”. In italiano “ermellino” indica insieme la bestia e la sua pelle: un nome nato più nelle botteghe dei pellicciai che nei boschi.
— Scheda
- Gruppo
- Mammiferi · Mammalia
- Ordine
- Carnivori
- Habitat
- Boschi, praterie, brughiere e tundra, fino alle quote alpine
- Areale
- Eurasia settentrionale e temperata, dall’Irlanda alla Siberia e al Giappone, con propaggini nell’estremo Nordamerica; introdotto in Nuova Zelanda
- Dimensioni
- 17–33 cm di corpo più 4–12 cm di coda, 100–445 g
- Dieta
- Carnivoro — arvicole, topi, giovani conigli, uova e nidiacei
- Longevità
- 1–2 anni in natura, fino a 7 in cattività
— Caratteristiche
- 01
In autunno muta in bianco totale, tranne la punta della coda che resta nera in ogni stagione.
- 02
Uccide prede fino a cinque volte il proprio peso con un morso preciso alla nuca.
- 03
Pratica la diapausa embrionale: l’impianto è rinviato di mesi e i piccoli nascono quasi un anno dopo l’accoppiamento.
- 04
Le femmine possono essere fecondate nel nido, ancora cieche e lattanti, da maschi adulti.
— Particolarità
La punta nera della coda, unica macchia in un mantello altrimenti immacolato, è probabilmente un’esca: falchi e gufi in picchiata mirano al contrasto e mancano il corpo di alcuni centimetri. Ma è proprio quel dettaglio ad avere fatto la fortuna simbolica dell’animale, perché le pelli venivano cucite in modo da punteggiare di nero il bianco dei manti regali, disegno che l’araldica ha poi codificato. Da lì nacque la leggenda che l’ermellino preferisca farsi catturare piuttosto che attraversare il fango e sporcarsi, riassunta nel motto malo mori quam foedari, “piuttosto morire che essere macchiato”. Divenne emblema di purezza per ordini cavallereschi, per i duchi di Bretagna e, nel ritratto di Cecilia Gallerani, per Ludovico il Moro. Un piccolo carnivoro capace di svuotare un nido di conigli è così diventato l’immagine dell’innocenza.

