Arpia
Harpia harpyja

— Da dove viene il nome
Le Arpie erano i mostri alati del mito greco, con il volto di donna e gli artigli di rapace, e il loro nome, Hárpyiai, viene da harpázō, «ghermire, portar via». Linneo la descrisse nel 1758 come un avvoltoio, Vultur harpyja; quando più tardi ebbe un genere tutto suo, il genere ripeté lo stesso nome, come se non servissero altri aggettivi.
— Scheda
- Gruppo
- Uccelli · Aves
- Ordine
- Rapaci diurni
- Habitat
- Foresta pluviale di pianura, alta e continua
- Areale
- Dal Messico meridionale all’Argentina settentrionale
- Dimensioni
- 89–105 cm, apertura alare 176–224 cm; femmina 6–9 kg, maschio 4–5 kg
- Dieta
- Bradipi e scimmie soprattutto; anche opossum, porcospini arboricoli, grandi uccelli
- Longevità
- 25–35 anni
— Caratteristiche
- 01
Ha artigli posteriori lunghi fino a 12 centimetri, più di quelli di un grizzly.
- 02
Una corona di penne sulla nuca si apre a ventaglio quando è inquieta.
- 03
Nonostante le dimensioni vola agile fra i rami, sotto la volta della foresta.
— Particolarità
Si riproduce più lentamente di quasi ogni altro uccello. La coppia depone due uova ma alleva un solo pulcino, che resta dipendente dai genitori per più di un anno, e una nuova covata arriva ogni due o tre anni. Un animale che cresce così piano non regge la perdita della foresta, e l’arpia è scomparsa per prima da gran parte dell’America centrale. Il disco di penne attorno al muso funziona come quello dei gufi: convoglia i suoni verso le orecchie e la aiuta a localizzare una scimmia nascosta nel fogliame.

