Vedova nera mediterranea
Latrodectus tredecimguttatus

— Da dove viene il nome
Latrodectus si fa risalire al greco láthrā (di nascosto) e dḗktēs (morditore): la “che morde di soppiatto”. L’epiteto tredecimguttatus è latino per “dai tredici punti”, le macchie rosse che ne costellano l’addome nero. Il nome comune “vedova” nasce dalla fama, spesso esagerata, che la femmina divori il maschio dopo l’accoppiamento.
— Scheda
- Gruppo
- Aracnidi · Arachnida
- Ordine
- Araneae
- Habitat
- Terreni aridi, incolti, muretti a secco, campi assolati
- Areale
- Bacino del Mediterraneo e Asia centrale
- Dimensioni
- Femmina 1–1,5 cm di corpo; maschio molto più piccolo
- Dieta
- Insetti e altri artropodi catturati nella tela
- Longevità
- 1–3 anni la femmina
— Caratteristiche
- 01
Solo la femmina è pericolosa per l’uomo; il maschio, minuscolo, non riesce a mordere.
- 02
Tesse una tela irregolare e robusta a filo teso vicino al suolo.
- 03
Il veleno è neurotossico ma raramente letale, e oggi esiste un antidoto.
— Particolarità
La reputazione di mangiatrice di mariti è in gran parte una calunnia: nella maggior parte delle vedove nere il maschio si accoppia e se ne va indenne. Il veleno, una neurotossina chiamata latrotossina, agisce svuotando di colpo le terminazioni nervose: provoca il “latrodectismo”, con dolori e crampi violentissimi, ma da queste parti quasi mai la morte. Nei campi mediterranei i mietitori la temevano più di ogni serpente — e le davano il nome di malmignatta.
