Tartaruga embricata
Eretmochelys imbricata

— Da dove viene il nome
Eretmochelys è «tartaruga remo», da eretmón: le zampe anteriori sono pale. Imbricata viene da imbrex, il coppo del tetto, e descrive gli scudi del carapace che si sovrappongono l’uno all’altro come tegole — una disposizione unica fra le tartarughe marine, e proprio quella che l’ha resa preziosa.
— Scheda
- Gruppo
- Rettili · Reptilia
- Ordine
- Testuggini
- Habitat
- Barriere coralline, praterie sottomarine, lagune
- Areale
- Mari tropicali di tutto il mondo
- Dimensioni
- 60–90 cm di carapace, 45–80 kg
- Dieta
- Spugne, meduse, anemoni, molluschi
- Longevità
- 50 anni
— Caratteristiche
- 01
Mangia spugne velenose che quasi nessun altro animale digerisce.
- 02
Il becco stretto e uncinato le permette di frugare nelle fessure del corallo.
- 03
La sua carne può essere tossica per l’uomo a causa della dieta.
— Particolarità
Prima della plastica c’era lei. Il suo carapace, scaldato, si ammorbidisce e si può stampare, incollare e lucidare: pettini, occhiali, ventagli, tarsie, scatole, manici — per duemila anni tutto ciò che oggi facciamo in resina si è fatto con questa tartaruga. Il Giappone da solo ne importò i gusci di quasi due milioni di individui fra il 1950 e il 1992. Il commercio è vietato dal 1977, la specie resta in pericolo critico, e nelle case di mezzo mondo ci sono ancora oggetti fatti con lei.

