Sterna artica
Sterna paradisaea

— Da dove viene il nome
Sterna viene dall’antico inglese stearn, il nome che i pescatori del Nord davano a questi uccelli; è una delle parole germaniche entrate nella nomenclatura scientifica direttamente dal parlato. Paradisaea, «del paradiso», fu scelto nel 1763 dal pastore danese Erik Pontoppidan, e per una volta l’enfasi si giustifica: nessun altro animale vede tanta luce.
— Scheda
- Gruppo
- Uccelli · Aves
- Ordine
- Caradriformi
- Habitat
- Coste artiche per nidificare, mare aperto per il resto dell’anno
- Areale
- Dall’Artide all’Antartide, ogni anno, andata e ritorno
- Dimensioni
- 33–39 cm, apertura alare 76–85 cm, 86–127 g
- Dieta
- Pesciolini e crostacei presi tuffandosi
- Longevità
- 30 anni in natura
— Caratteristiche
- 01
Attacca in picchiata chiunque si avvicini alla colonia, uomini compresi.
- 02
Si tuffa da pochi metri, senza immergersi del tutto.
- 03
Nidifica in una semplice conca sulla ghiaia, senza materiale.
— Particolarità
Fa la migrazione più lunga del regno animale. I geolocalizzatori applicati agli adulti hanno registrato percorsi che sfiorano i novantamila chilometri l’anno, perché la rotta non è una linea ma una S che segue i venti fra Atlantico e Antartide. Il risultato è che passa l’estate artica al nord e l’estate australe al sud: nessun altro essere vivente vede tante ore di luce. Un individuo di trent’anni ha percorso in vita l’equivalente di tre viaggi di andata e ritorno fino alla Luna.

