Cocciniglia del carminio
Dactylopius coccus

— Da dove viene il nome
Coccus viene dal greco kókkos, il chicco, la bacca: per secoli si è creduto che questi insetti fossero granelli vegetali, e da quell’equivoco è nata una catena di parole che usiamo ancora — il latino coccineus, «scarlatto», l’italiano «cocciniglia», e l’inglese grain, che nel commercio delle stoffe significava proprio il rosso. Un colore, in tre lingue, porta il nome di un seme che era invece un animale.
— Scheda
- Gruppo
- Insetti · Insecta
- Ordine
- Emitteri
- Habitat
- Pale di fico d’India, in colonie coperte di cera bianca
- Areale
- Messico e Sudamerica andino; coltivata alle Canarie
- Dimensioni
- Femmina 5 mm; il maschio, alato, la metà
- Dieta
- Linfa del fico d’India
- Longevità
- 2–3 mesi la femmina; pochi giorni il maschio
— Caratteristiche
- 01
Serve un centinaio di migliaia di insetti per un chilo di colorante.
- 02
La femmina è immobile e priva di ali: si fissa alla pala e non si muove più.
- 03
La polvere bianca che la copre è cera prodotta dall’insetto stesso.
— Particolarità
Per tre secoli è stata la seconda esportazione del Messico dopo l’argento, e la Spagna ne tenne segreta la natura: gli europei compravano granelli essiccati senza sapere che fossero insetti, e i tentativi di scoprirlo — un botanico francese fu inviato apposta in Messico nel Settecento — furono vera e propria spionaggio industriale. Il rosso degli abiti dei cardinali, delle giubbe inglesi e dei dipinti di Tiziano viene da qui. Cancellata dai coloranti sintetici a fine Ottocento, è tornata quando quelli si sono rivelati sospetti: oggi è l’additivo alimentare E120, ed è il rosso di molti yogurt, bibite e cosmetici.

